Lettera a una bambina
Lettera a una bambina

Avrete già letto tanti post su Roma03 della nostra psicologa Tiziana Capocaccia. Oggi vogliamo condividere questo meraviglioso messaggio di auguri, scritto da lei per la sua bambina. Un messaggio fondamentale per tutte le bambine e i bambini.

Tiziana Capocaccia

TIZIANA CAPOCACCIA
è psicologa dell’età evolutiva e autrice di fiabe.
Qui trovate il suo blog

Attenta bambina.

Attenta al cassetto degli -ismi.

Sono talvolta solo generalizzazioni e manipolazioni abilmente abbigliate da filosofie giuste e convincenti. Celano la volontà di convincerti a pensare certe cose per poterti vendere qualcos’altro.

Attenta a tutti quegli -ismi da combattere che talvolta sono già morti e non necessitano le tue energie, falsamente portati in gloria solo per distogliere il tuo sguardo da qualcosa di più vero e importante.

Ma attenta soprattutto agli -ismi che vorrai abbracciare con tutta te stessa, sono i più pericolosi, appiattiscono i pensieri a quelli di un gruppo che spesso è ad arte costruito.
Resta fedele solo a te stessa.

Sarà la via più ardua e complessa, individuare chi sei, saperti, realizzarti e talvolta ricominciarti da capo all’occorrenza.

Dédicati a questo. Se saprai capire chi sei e vivere in armonia con te stessa, allora non potranno confonderti facilmente, ma ci vorranno ancora altro tempo e fatica per costruire un pensiero critico verso tutto quello che incontrerai.

Attenta bambina, perché il sapere più importante sei tu, la fede più importante è quella in te stessa, ma ti ci vorrà una vita a capirti fino in fondo e incontrerai mille e mille che vorranno convincerti del contrario.

Apri l’ombrello sotto la pioggia degli -ismi. Un ombrello fatto di sani confini mentali ed emotivi, confini dentro i quali studiare l’argomento più importante: TU

Solo se sai veramente chi sei, potrai realizzare qualcosa di speciale e autentico che arricchirà il mondo attorno e l’universo che di determinate capacità ti ha fatto dono.

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Silvia Lombardo è nata nel 1978 a Roma da madre trasteverina e padre siracusano. Dopo una breve pausa in una città mostruosamente più a misura d’uomo come Torino, vive tuttoggi nella Capitale dove si aggira, minacciosa, con carrozzina e passeggino dall’agosto 2016. Diplomata alla Scuola Holden di Torino, si è occupata di cultura e spettacolo per alcune agenzie giornalistiche, ha scritto e realizzato un film a costo zero sul precariato dal titolo “La ballata dei precari” e pubblicato “La ballata dei precari – Guida di sopravvivenza per trentenni” (Miraggi Edizioni, 2011). Fra le altre cose ha fatto la giornalista, l’addetta stampa e l’insegnante di multimedialità per le scuole elementari e i licei. Ha collaborato con la Bel-Ami Edizioni, il Circolo Letterario Bel-Ami, Millionaire, Donne Sul Web, Rai e è stata una blogger de L’Unità. Ha insegnato sceneggiatura e da 12 anni studia il fenomeno della musica scritta nei campi di concentramento, sul quale ha scritto un documentario, uno spettacolo realizzato all’Auditorium Parco della Musica nel gennaio 2015 (con, tra gli altri, Ute Lemper e Marco Baliani) e, la cosa più bella, una lezione concerto per portare questa musica fra i ragazzi delle scuole medie e superiori. Nonostante nessuno avrebbe scommesso una lira sulla suddetta come mamma, il soggetto si dimostra pieno di buona volontà. E menomale perché Diana non dorme, non vuole parlare, non vuole camminare e non rinuncia al latte materno neanche con le cannonate. Quando il gioco si fa duro, non resta che inforcare fascia e passeggino e andare in giro per la città. Prima o poi una delle due dovrà pur dormire…