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Quante future o neomamme hanno sentito consigliarsi un oseopata? E quante di noi sanno davvero di cosa si occupa un osteopata e cosa può curare l’osteopatia in gravidanza e per bambini e neonati? Per saperne di più abbiamo intervistato l’osteopata Dott Gabriele Bozza, osteopata e osteopata pediatrico a Roma e Ostia

DOTT. GABRIELE BOZZA
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Osteopatia.

La prima volta che ne ho sentito parlare è stato più di una decina di anni fa. La mia migliore amica, Nicoletta, gridava al miracolo dopo ogni seduta per i grandi benefici ricevuti. Una seduta che ogni volta toglieva dolori ma regalava anche un senso di liberazione, di rigenerazione.

Da quando poi sono diventata mamma ho conosciuto tantissime neomamme che hanno curato una serie di disturbi e piccoli intoppi dei loro bimbi – o già in gravidanza – grazie all’intervento provvidenziale e delicato di un osteopata pediatrico.

A cosa serve l’osteopata pediatrica: ce lo spiega l’Osteopata di Roma e Ostia Gabriele Bozza

Dall’allattamento ai piccoli disturbi del neonato, sono molte le applicazioni dell’osteopatia pediatrica. Ma per non restare sul vago e spiegarvi bene quand’è che potete ricorrere all’osteopata pediatrico o all’osteopatia in gravidanza – magari per risolvere quel problema che vi fa tanto disperare e a cui nessuno ha trovato rimedio – ho deciso di rivolgermi a un bravo osteopata di Roma, vecchia conoscenza di Roma03 che con lui fece una bellissima diretta sul Primo Soccorso in Età pediatrica. Infatti, il nostro Dottor Gabriele Bozza non solo è osteopata e osteopata pediatrico a Roma e Ostia, esperto di osteopatia in gravidanza, ma è anche infermiere e un bravissimo esperto di primo soccorso. Insomma, più garantito di così!

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Dott. Gabriele Bozza osteopata e osteopata pediatrico a Roma e Ostia

Per prima cosa, per chi ancora non sapesse di cosa si tratta, ci puoi spiegare chi è l’osteopata e cosa fa?

L’osteopata, pediatrico e non solo, è un professionista che attraverso il trattamento manipolativo osteopatico, ha l’obiettivo di ripristinare la funzionalità e lo stato di salute persi a causa di un trauma o di una patologia e di accompagnare l’organismo verso un processo di autoguarigione per garantire uno stato di salute ottimale.

Poiché la persona viene identificata come un’unità di corpo, mente e spirito, l’osteopata, attraverso test clinici e osteopatici, esamina globalmente la persona per identificare la presenza di limitazioni di mobilità delle strutture anatomiche, che possono condizionare l’organismo nelle sue funzioni fisiologiche. L’organismo è un sistema complesso, dove ogni componente è dipendente dalle altre parti che lo costituiscono e il corretto funzionamento di ognuna di esse, assicura quello dell’intera struttura.

In cosa consiste una visita osteopatica (anche pediatrica)

La visita osteopatica inizia con un colloquio conoscitivo in cui il paziente mi espone il problema, generalmente si tratta di dolori cervicali, mal di schiena, cefalee, dolori muscolari di varia natura, disturbi gastro intestinali, problemi di occlusione dentale, vertigini e alterazioni posturali.

Terminata questa prima fase di raccolta dati, effettuo un esame obiettivo come ostopata nel mio studio di Roma e di Ostia ed una diagnosi differenziale, per capire se il motivo di consulto può essere di mia competenza, oppure se si necessita di altri specialisti. Solo dopo aver effettuato questa valutazione, identifico, mediante test osteopatici, la presenza di disfunzioni somatiche che possono essere la causa primaria del problema. Una volta individuate, procedo a ristabilire la corretta funzionalità delle strutture indagate, attraverso l’utilizzo di specifiche tecniche manipolative.

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Cosa fa un osteopata pediatrico che si occupa di neonati e bambini?

L’osteopatia pediatrica è un approccio naturale, sicuro ed efficace che prevede tecniche manipolative non invasive, dolci e delicate, per la prevenzione e la gestione di tensioni meccaniche acquisite durante la vita intrauterina, il parto e le fasi dello sviluppo.

Consiglio a tutti i genitori di sottoporre il neonato già dalle prime settimane di vita ad una visita osteopatica. In questo modo le stimolazioni effettuate attraverso il trattamento, potranno avere una maggiore efficacia, in quanto i tessuti hanno una maggiore capacità di adattamento. Il fine ultimo del trattamento osteopatico è quello di ripristinare il giusto equilibrio di tutto il corpo.

L’osteopatia pediatrica contro coliche, rigurgiti, reflusso, difficoltà a dormire del neonato

Quotidianamente i bambini che incontro all’interno del mio studio presentano problemi come coliche gassose, stitichezza, rigurgiti e reflusso gastroesofageo, otiti ricorrenti e sinusiti, plagiocefalia, scoliosi, torcicollo miogeno congenito, malocclusioni e difficoltà a riposare. Problematiche che in base all’età evolutiva, e al quadro clinico vedono percorsi terapeutici differenti.  Ci tengo a precisare che l’osteopatia pediatrica può essere indicata per tutti i bambini di qualsiasi età.

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Ho sentito spesso parlare di osteopatia pediatrica per la risoluzione di problemi derivanti dal parto o della morfologia della testa del neonato… Puoi dirci qualcosa di più

La nascita è un evento stressante per il neonato sia che si parli di parto naturale sia di cesareo. È proprio in questo momento che alcune disfunzioni vengono alla luce.

Particolari condizioni che possono manifestarsi durante la gravidanza, rappresentano una delle cause primarie dei dismorfismi cranici osservabili dopo la nascita.

Queste condizioni possono essere ad esempio un mal posizionamento intrauterino, una gravidanza gemellare, la quantità di liquido amniotico presente (oligoidramnios= ridotta quantità, polidramnios= eccessa quantità), precoce discesa del feto a livello pelvico, ecc..

Valutare e trattare queste disfunzioni, dovute al parto o alla gravidanza, ci consente di effettuare una prevenzione primaria sui neonati e di creare degli adulti sani.

A che età si può ricorrere all’osteopatia pediatrica

Come già detto, per questo motivo è molto importante ricorrere all’osteopatia il prima possibile.

I dismorfismi cranici, sono delle deformazioni della testa riscontrabili nei primi mesi di vita, quando le ossa sono ancora “morbide” e più facilmente modificabili.

Esistono tre tipologie di deformità cranio facciali che si potrebbero presentare:

  • Plagiocefalia: appiattimento di un lato della testa
  • Brachicefalia: testa larga in relazione alla lunghezza; e piatta posteriormente
  • Scafocefalia: testa stretta in relazione alla lunghezza

Osteopatia pediatrica per la plagiocefalia: i possibili interventi dell’Osteopata Pediatrico Gabriele Bozza

l dismorfismo più frequente è la plagiocefalia (testa a parallelogramma).

La plagiocefalia può essere classificata come sinostotica, causata da un anormale sviluppo delle suture craniali, o posizionale.

La prima tipologia di plagiocefalia richiede l’intervento di altri professionisti, mentre la seconda, può essere gestita attraverso il trattamento osteopatico.

Tra le cause più comuni nel post parto c’è la posizione in cui il bambino è solito a trascorrere la sua quotidianità.

Un’attenta analisi osteopatica del cranio del neonato può aiutare a identificare la presenza di plagiocefalia.

Secondo la mia personale esperienza, posso affermare che il trattamento ha una buona percentuale di completo successo. Come spesso dico ai genitori dei miei piccoli pazienti, l’obiettivo finale del mio trattamento non ha un fine prettamente estetico, ma soprattutto funzionale. Intervenire sulla plagiocefalia, significa accompagnare il neonato verso il raggiungimento fisiologico delle sue tappe evolutive e prevenire la presenza di:

  • Scoliosi e asimmetrie posturali
  • Strabismi e Disfunzioni visive
  • Otiti croniche con conseguenti difficoltà uditive
  • Problemi relativi alle vie respiratorie
  • Ritardi psicomotori e disturbi cognitivi
  • Problemi di suzione o masticazione

osteopatia pediatrica gravidanza bambini neonati

Fra i vari problemi legati al puerperio, l’osteopatia può essere di supporto anche all’allattamento: in che modo?

Per garantire una corretta qualità assistenziale ai pazienti, spesso mi capita di collaborare insieme ad altri professionisti (ad esempio pediatri ed ostetriche) per valutare al meglio la natura del problema e capire come possiamo intervenire.

Ad esempio, insieme alle ostetriche di riferimento osserviamo durante la fase dell’allattamento quali potrebbero essere le cause che alterano questo importante momento per il neonato e la mamma.

Nello specifico i fattori che interferiscono sull’allattamento possono essere un’errata postura tra mamma e neonato, un attacco non corretto, la presenza di frenulo linguale corto, plagiocefalia posizionale, torcicollo miogeno congenito, problemi di deglutizione o suzione, disfunzioni dello stretto toracico materno che possono limitare una corretta vascolarizzazione e innervazione di tutte le strutture addette alla produzione del latte.

Per tale motivo in questa situazione propongo una specifica valutazione per la mamma e per il neonato per poi procedere con il trattamento mirato.

E che mi dici a proposito di piccole testoline, cuscini, lettini…?

Ritengo che questi dispositivi in alcuni casi possono in parte contribuire nella prevenzione e nella gestione di alcune condizioni, come la plagiocefalia precedentemente descritta, ma non possono e non devono sostituire alcuni fattori principali che sono correlati alle abitudini quotidiane dei bambini e soprattutto alle stimolazioni che i genitori devo mettere in atto sin dai primi mesi di vita.

Per comprendere al meglio come intervenire, nella prima fase della visita, cerco di conoscere, attraverso il colloquio con i genitori, quali sono le abitudini quotidiane del bambino, come ad esempio le posizione assunte quando è sveglio o dorme, per capire se queste posso influire sulla presenza di alcune alterazioni strutturali. In base all’età del paziente, al termine del trattamento condivido con la famiglia il piano terapeutico più opportuno e consiglio alcune attività, accorgimenti da mettere in atto o l’utilizzo di alcuni presidi che possano stimolare il bambino durante la giornata.

Una delle più grandi frustrazioni del neogenitore e non riuscire a capire che disturbo faccia soffrire il figlio, dal momento che un neonato non parla. L’osteopata può aiutarli in questo?

Premetto che l’osteopata pediatrico può contribuire ad identificare alcune condizioni che possono alterare la serenità dei nostri bambini, e spesso mi capita di affrontare queste problematiche per migliorare nello specifico la qualità del sonno dei più piccoli, ma prima di procedere con il trattamento osteopatico, chiedo sempre ai genitori se hanno riferito questo disturbo al proprio pediatra poiché rimane sempre il primo professionista di riferimento. Qualora questo confronto non fosse avvenuto, provvedo a mettermi in contatto con il medico di riferimento per condividere e confrontarmi sul motivo di consulto.

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Altri disturbi specifici, ad esempio il piede torto, su cui l’osteopata può intervenire… dacci un po’ di suggerimenti

Il primo consiglio che condivido con i genitori è di non lasciare che il tempo possa decidere il futuro dei loro bambini.

Le potenzialità dei nostri bimbi sono infinite e maggiori rispetto alle nostre, proprio perché i loro tessuti hanno una maggiore capacità di adattamento. Per questo motivo avviare un processo terapeutico in tempi brevi dal riconoscimento del problema, può essere un elemento fondamentale sulla sua evoluzione.

Il secondo suggerimento si basa sulle indicazioni che condivido con loro sulle posizioni o sulle stimolazioni manuali che possono essere fatte durante alcuni momenti della giornata, come il gioco o come il cambio del pannolino.

Anche in questi casi però, ritengo che sia sempre opportuno conoscere la natura e la gravità di questi dismorfismi, processo che richiede la presenza del medico specialista.

Se la causa fosse “posizionale”, ovvero dipesa dalla posizione del feto in utero (ad esempio posizione podalica oppure gravidanza gemellare), il trattamento osteopatico può contribuire notevolmente sul miglioramento funzionale e strutturale del piede.

Come vi ho detto in precedenza l’osteopatia ha una visione globale dell’individuo, quindi il mio approccio si basa anche sulla valutazione di altre strutture che posso alterare in questo caso la forma del piede. Durante la visita effettuo una valutazione del ginocchio, delle anche, del bacino, della colonna vertebrale, ecc.. poiché una disfunzione a carico di queste strutture può generare tensioni fasciali che si ripercuotono sulla struttura e mobilità del piede.

Nei casi in cui il bambino invece necessita del supporto di alcune correzioni ortopediche, il trattamento osteopatico, che favorisce il rilascio mio-fasciale cioè quel tessuto connettivo che avvolge organi e muscoli, garantisce il massimo del potenziale correttivo consentendo al presidio ortopedico di incontrare la minor resistenza possibile.

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Infine: è utile sottoporsi a sedute di osteopatia già in gravidanza? Si può fare? E in cosa può aiutare? 

Sono tanti e importanti i cambiamenti che interessano il corpo della futura mamma durante la gravidanza.

La condizione più evidente riguarda l’inevitabile modifica della postura, ma ci sono altri aspetti da tenere in considerazione: tra questi, l’aumento di peso, la pressione addominale, i cambiamenti dal punto di vista ormonale, che determinano a loro volta una modifica allo stato emotivo per la donna.

In quest’ottica, il naturale svolgimento di questo straordinario fenomeno porta all’insorgenza di disturbi come mal di schiena, dolori alle gambe o nausea.

Si tratta di processi di adattamento, che vanno assecondati e aiutati anche con l’aiuto di una figura come quella dell’osteopata e dell’osteopata pediatrico.

Tutti questi cambiamenti hanno lo scopo di adattare il corpo al feto in crescita, per dargli la possibilità di crescere in un ambiente il più possibile funzionale ed accogliente.

Gli adattamenti strutturali nel corpo della futura mamma cominciano già dalle prime settimane di gravidanza e coinvolgono principalmente le aree dorsolombare e lombosacrale.

Con l’aumentare delle dimensioni dell’utero, il bacino comincia ad inclinarsi in avanti, con conseguente aumento della lordosi lombare, favorendo i dolori a livello lombosacrale e dolori pelvici. Quando poi il feto discende nel bacino aumenta la pressione sul plesso nervoso lombosacrale, con una potenziale comparsa di sciatalgia o parestesia agli arti inferiori.

Con il progredire della gravidanza i cambiamenti strutturali hanno un profondo effetto sulla quotidianità della donna.

Si tratta di cambiamenti che solitamente iniziano presto e rimangono costanti fino al parto. Ad esempio, la ritenzione dei liquidi causa gonfiore alle estremità inferiori/superiori, creando eventualmente problemi strutturali.

In pratica tutte le strutture corporee coinvolte possono andare incontro a disfunzione osteopatica.

L’osteopatia, può essere utilizzata nei diversi stadi della gravidanza come complemento alle tradizionali cure ostetriche, migliorando alcune disfunzioni somatiche come ad esempio il mal di schiena. Questo vuol dire migliorare la qualità della vita della donna durante il periodo di gestazione, aiutando il corpo ad utilizzare in maniera ottimale le proprie risorse per adattarsi durante il progresso della gravidanza.

L’osteopata in tal senso può rappresentare una figura di riferimento per aiutare la donna ad alleviare possibili disturbi, aiutando l’organismo ad integrare al meglio delle sue possibilità i cambiamenti in atto. Questo perchè il trattamento osteopatico asseconda le richieste del corpo, facendogli vivere in maniera naturale i cambiamenti in atto in questo periodo, fino al momento del parto.

Anche e soprattutto in questo caso, dopo essermi assicurato l’assenza di patologie o controindicazioni, programmo un trattamento specifico, considerando che ogni gravidanza è una storia a sé ed ogni donna è un individuo con caratteristiche uniche e ben definite.

Il mio supporto assistenziale non termina con l’accompagnamento della futura mamma al momento del parto, ma prosegue anche dopo questo evento.

Principalmente nel post parto i motivi di consulto sono dolori muscolo-scheletrici come lombalgie, che si possono verificare per diverse cause come il cambiamento della postura, il processo invasivo dell’anestesia epidurale a cui è stata sottoposta e la presenza della cicatrice da taglio cesareo. Proprio in riferimento a quest’ultima, posso affermare che nella mia esperienza professionale, mi capita sempre più spesso di riscontrare una stretta correlazione tra tale problematica e la presenza di cicatrice.

Nel post partum, il corpo della neomamma andrà incontro ad un periodo di recupero da tutti quei cambiamenti avvenuti durante la gravidanza e il parto. Il mio obiettivo è assicurarmi che questo avvenga in maniera ottimale, con un effetto positivo per lei e per il neonato, alleviando i dolori e sintomi riscontrati dopo il lieto evento.