Quello della nanna è sempre un momento particolare per i bambini, soprattutto per i più piccoli. Il cosleeping non solo li fa sentire più sicuri e protetti, ma aiuta anche i genitori a sentirsi una famiglia. Quando arriva il momento di trasferirsi dal lettone al lettino, a volte sono addirittura mamma e papà a non essere pronti.

Quando avrò un figlio non dormirà MAI nel letto con mamma e papà!

Prima di avere un figlio mi chiedevo come le coppie potevano far dormire il proprio bambino nel letto.

“Rovinate il rapporto di coppia”, “Il bambino deve stare in camera sua”… Questo è quello che dicevo spesso alle coppie di amici che avevano il figlio che dormiva con loro. Un giorno un mio amico mi disse: “Quando avrai un figlio capirai!”

E poi arriva Edoardo. E non arriva al nono mese, ma alla 29esima settimana e con un peso di 750 gr. Due mesi in ospedale prima di averlo a casa. E una volta a casa? Erano più le volte che dormiva con noi che nel suo lettino. Forse anche per la comodità di allattare. Forse per SOPRAVVIVENZA mia di non dovermi svegliare, alzarmi, andare in cameretta, allattare e tornare a letto. Avrei sofferto molto la mancanza di sonno.

Una sera, presa da un acquisto compulsivo notturno (come li chiamavo io quando Edoardo non mi faceva dormire!) compro online il lettino da attaccare al mio, ma anche così non dura molto! Alla fine era sempre in mezzo al nostro letto. E sinceramente dormivo molto più serena. Perché lo potevo sentire. Sentire il suo respiro.

Certo, crescendo ha preso sempre sempre più spazio, dividendo mamma e papà! Ma tutt’ora dopo tante ore che dorme mi sveglio per sentire il suo respiro. E non sono solitamente una mamma ansiosa. Capita che viaggio per lavoro e sto via 4-5 giorni senza problemi. O capita che stia a dormire dai nonni o al mare in vacanza con loro. E sono felice di dedicarmi a me o a mio marito!

Ma se sta con me: lo devo sentire.

Edoardo ha compiuto 3 anni l’11 maggio e passati i 3 anni ha avuto un salto incredibile nella crescita, nel linguaggio. Ha tolto il pannolino chiedendo in autonomia di andare in bagno. E allora abbiamo deciso di cambiare le abitudini anche della nanna! Abbiamo messo un lettino da campeggio vicino al nostro letto. Sta arrivando il caldo e siccome ancora non vuole stare nella sua cameretta abbiamo trovato questa soluzione!

Edoardo quando ha visto il suo letto? Felicissimo! “Questo è il mio letto!” E la prima sera si è sdraiato, si è coperto con il lenzuolino, preso il tablet (per i suoi 15 minuti di cartoni) e il biberon con il latte.

dormire nel lettino

E in quel momento l’ho guardato e mi sono detta: ma io sono pronta a non averlo più al mio fianco? A non sentire le sue carezze prima che si addormenti e che non mi dica più: “mi abbracci forte forte mamma?

Sono passati 3 giorni e ancora non dorme nel suo lettino, fa avanti e indietro… ma stiamo facendo piccoli passi.

Non lo forzo. Deve essere pronto lui.

Ma soprattutto… devo essere pronta io!

Sentendomi a volte in colpa per questa scelta, ho volto approfondire un po’ il tema del co-sleeping.

Il co-sleeping è sì una scelta dei genitori, ma c’è da dire anche che un genitore attento alle esigenze del proprio figlio si accorgerà se un bambino necessita della vicinanza della madre per dormire oppure no. Effettivamente ci sono bambini che fin dai primi mesi manifestano tranquillità nel dormire in un proprio spazio, quindi nel letto.

Studi approfonditi dicono che più al bambino piccolo verrà data la possibilità di stare vicino alla madre quando lo richiede, più sarà capace in seguito di stare da solo.

Trascurare sistematicamente le richieste di vicinanza del bambino o rispondervi in maniera incostante rallenta o ostacola questo processo di formazione della “sicurezza interiore.

Uno studio della Stony Brook University di New York ha inoltre dimostrato che dormire con mamma e papà, contrariamente a chi sosteneva che il co-sleeping potesse rallentare il raggiungimento dell’indipendenza nella crescita del bambino, non ostacola il normale sviluppo.