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Capricci e bambini, cosa possono fare mamma e papà?

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Silvia Lombardohttps://roma03.it/chi-siamo/
Silvia Lombardo è nata nel 1978 a Roma da madre trasteverina e padre siracusano. Dopo una breve pausa in una città mostruosamente più a misura d’uomo come Torino, vive tuttoggi nella Capitale dove si aggira minacciosa con sua figlia Diana dal 2016. Diplomata in Narratologia e Storytelling alla Scuola Holden, ha fatto la giornalista, scritto libri, cortometraggi, documentari, lavorato nell’editoria, collaborato con la Rai. Della sua infanzia ricorda soprattutto i quattro alberi di Natale che faceva ogni anno con mamma e le sessioni di danza acrobatica in salotto, su musiche di Glenn Miller, con papà. Convinta, quindi, che la famiglia sia una cosa molto divertente, ha deciso di scrivere un blog per il divertimento di tutte le famiglie!

I genitori, spesso, si sentono impotenti davanti ai capricci dei figli: è possibile però aiutare i bambini a calmarsi e insegnare loro a gestire le emozioni che li travolgono nei momenti di rabbia o frustrazione.

Sei in giro, o per casa, magari con amici o con i suoceri venuti appositamente per vedere il nipotino. E lui/lei decide, proprio in quel momento, di dare il meglio di sé: urla, si butta per terra, risponde a ogni rimprovero alzando la voce o scappa via.

Mio figlio Davide è campione mondiale di “doppi capricci carpiati“. Spesso, in strada, mentre cammina beatamente, si pianta e non si muove più. E a nulla valgono abbracci, toni distesi, baci e carezze per fargli capire che dobbiamo proseguire (anche in braccio o nel passeggino, per carità, purché si prosegua). Come sente la parola “no” scatena l’inferno: in questo periodo va per la maggiore urlare a pieni polmoni “ahiaaaaaa”, come se lo stessimo costringendo a fare qualcosa con la forza benché nessuno lo tocchi. Per fortuna la maggior parte delle volte si tratta di capricci evidenti, eppure ci siamo convinti che prima o poi ci contatteranno i servizi sociali!

i terribili 2 anni bambini capricci urla pianto 3

Onde evitare di dover ricorrere a spiegazioni imbarazzanti, abbiamo chiesto alla Psicologa dello Sviluppo e dell’Educazione specializzata nei Disturbi del Neurosviluppo, la Dottoressa Maria Grazia Maniscalco, di aiutarci a capire perché i bambini facciano i capricci.

Maria Grazia Maniscalco
Psicologa dello Sviluppo e dell’Educazione
specializzata nei Disturbi del Neurosviluppo
Pagina Facebook

Buttarsi per terra, pianti disperati, urla, disobbedire alle richieste, tutti questi comportamenti mettono i genitori in grande difficoltà, specie se esibiti pubblicamente, in contesti sociali come il supermercato, la pizzeria o il parco giochi. I genitori, in questi casi, oltre a dover gestire le emozioni dei propri figli, si trovano a fare i conti anche con le proprie emozioni, come il provare vergogna, rabbia, sensi di colpa, paura di essere giudicati come cattivi genitori. A volte i genitori non sanno spiegarsi il comportamento dei propri figli, si sentono impotenti e pensano che questi comportamenti siano immodificabili.

 

Ma perché i bambini fanno i capricci?

Verso i 2-3 anni la maggior parte dei bambini esprime il proprio  bisogno di autonomia e affermazione di sé.
La famosa “età dei no”: no alla pappa, no al bagnetto, no alla nanna, no a tutto quello che chiedono mamma e papà. Quel “no” che spiazza, che a tratti fa sorridere, ma anche perdere la pazienza. È un periodo evolutivo molto importante in cui il bambino mette alla prova se stesso e il genitore, imponendo la propria volontà e testando fino a che punto l’adulto può resistere al suo volere.

Dietro a un capriccio c’è sempre un perché.

I pianti, la rabbia, gli scatti d’ira vanno compresi e considerati una richiesta di attenzione. Di fronte al richiamo del genitore o alla minaccia di punizione, ad esempio, non tutti i bambini reagiscono allo stesso modo. Ci sono bambini che riescono a calmarsi quasi all’istante, altri che invece sembrano ignorare il richiamo aumentando addirittura la risposta emotiva. I comportamenti oppositivi possono dipendere da diversi fattori:

  1. Una scarsa tolleranza alle frustrazioni dovuta al fatto che il bambino non ha ancora imparato a posticipare i propri bisogni o desideri, ma pretende tutto e subito;
  2. Una difficoltà a riconoscere e regolare le proprie emozioni, l’incapacità, cioè, del bambino a riconoscere le situazioni che lo portano a provare un’emozione negativa e di conseguenza riuscire a controllarsi;
  3. Un’educazione genitoriale troppo rigida, con un uso eccessivo di punizioni, regole poco chiare o incoerenti, che tende a mettere in risalto esclusivamente il comportamento negativo contribuendo a rafforzare nel bambino un’immagine di sé come “cattivo”, “ribelle”, “prepotente”.

Generalmente, i comportamenti oppositivi particolarmente rilevanti in età prescolare, tendono a intensificarsi con l’ingresso alla scuola primaria perché le richieste e le regole aumentano considerevolmente, e con queste anche la frustrazione.

Come si possono gestire i capricci?

Innanzitutto, bisogna capire cosa ha generato il capriccio.
BAMBINI PICCOLI: Bisogna tenere conto che più i bambini sono piccoli più necessitano dell’aiuto del genitore per calmarsi, e in genere fornire alternative o distogliere l’attenzione dall’oggetto del desiderio può funzionare. Per i piccoli non esiste il concetto del tempo, “andremo più tardi”, “lo faremo dopo”, per loro esiste il qui e ora, il tutto e subito.
BAMBINI GRANDI: Con i più grandi, è importante spiegare sempre perché una cosa non si può fare o perché è necessario comportarsi in un certo modo. Spesso i genitori rispondono all’oppositività del figlio con altrettanta oppositività, alzando la voce, imponendosi con fermezza, anche usando la forza fisica, perché si sentono offesi, messi in discussione, provocati. Bisogna sempre tenere in mente che noi genitori siamo un modello di esempio per i nostri figli: reagire aggressivamente o usare la forza comunica al proprio figlio che l’aggressività e la prepotenza possono essere una strategia vincente per avere la meglio sull’altro.

i terribili 2 anni bambini capricci urla pianto 3

Occorre essere calmi per calmare il proprio figlio, comunicare comprensione (“capisco che ti senti arrabbiato, anch’io lo sarei al tuo posto”) e aiutarlo a esprimere adeguatamente le proprie emozioni, riflettendo su quanto accaduto (“forse la sorellina non voleva rompere il tuo gioco, forse è stato un incidente”) e su come avrebbe potuto comportarsi (“magari avresti potuto dire alla tua sorellina che eri arrabbiato per quel che aveva fatto e ti avrebbe chiesto scusa”).

Se, invece, il bambino è in preda a una crisi è bene non insistere, anche perché in quel momento non sarà in grado né di ascoltare né di calmarsi.
Il genitore può solo accoglierlo comunicandogli che comprende la sua rabbia e contenerlo abbassandosi per guardarlo negli occhi o abbracciandolo. Quando si sarà calmato si potrà riflettere con lui su quanto accaduto e cercare insieme una reazione alternativa al problema.

 

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