La scorsa domenica 24 marzo si è svolta a Roma, al Casale di Pini Spettinati zona Arco di Travertino, la prima festa del papà organizzata da Bar Papà di Patrizio Cossa con il supporto del gruppo Stappamamma e di tanti sponsor. Giordano, papà da 3 mesi del piccolo Lorenzo, è andato a curiosare per noi (e anche per lui, visto il barbeque e il vino…)

BAR PAPA’
un progetto di Patrizio Cossa
SITO WEBPAGINA FB

Bisogna riconoscerlo: non ci sono molti posti come “La fiera del papà” in cui è possibile mangiare carne alla brace sorseggiando un buon vino, mentre si ascolta musica dal vivo o si imparano le basi del primo soccorso coi volontari della Croce Rossa, stando comodamente in poltrona oppure (per i più audaci) spaziando tra le numerose attività in cartellone…

Ad accogliere la manifestazione, e più in generale il progetto “Bar papà” di Patrizio Cossa, è il Casale di Pini spettinati, struttura polifunzionale arredata in bello stile (soffitti molto alti, travi in legno a vista, parquet…) che non spicca per visibilità, fra gli stretti vicoli e i capannoni industriali di Tor Fiscale, ma è facilmente accessibile una volta raggiunta, e con ampia disponibilità di parcheggio.

fiera dei papa pinispettinati roma bar dei papà patrizio cossa7

Si percepisce subito la grande versatilità della location, uno spazio polifunzionale che ospita molteplici e variegati progetti (ben comunicati sui loro social).

Al suo interno si trovano un bar, divanetti in pelle per bere in totale relax e un palco ben attrezzato; tuttavia è il giardino che circonda il casale a farla da padrone, in questa domenica d’estate anticipata.

È qui infatti che si concentrano le iniziative ludiche, sociali e commerciali dell’evento; piccoli stand con prodotti artigianali, libri o abiti di seconda mano, un Barber (Immagine 800) ma anche la ONLUS “Hikikomori Italia” e la Croce Rossa Italiana, presente con diversi operatori e molte attività (raccolta fondi, disostruzione pediatrica, educazione stradale…) oltre a ai Clown di Magica Burla, palloncini e trucco per i più piccoli.

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Insomma tanta carne al fuoco (anche letteralmente: l’odore del barbecue ci accompagna per tutto il pomeriggio) per un evento molto dinamico e godibilissimo.

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Lo spazio interno è dedicato ai giochi per bambini (anche quelli più…”cresciuti”) in collaborazione con Rocco Giocattoli e Asmodee (entrambi sponsor dell’evento) e a un interessante coaching sul ruolo di padre, in tutte le sue nuove sfaccettature e complessità.

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Mentre il sole tramonta sulle melodie degli ottimi Soul Train, cover band grintosa dal groove festaiolo, apprendiamo che le Olimpiadi del pannolino svoltesi in giornata e offerte da Lillydoo, Suavinex e Rocco Giocattoli, sono state dominate da due mamme, in tutte le categorie (Velocità, di precisione, acrobatico).

Nella gara si sono sfidati i papà di Bar Papà e le mamme del nutritissimo e molto conosciuto gruppo Facebook Stappamamma.

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È un duro colpo per noi maschietti, ma ci consoliamo al pensiero che Bar Papà ha devoluto i proventi della Fiera, e del libro, a TEORIAPERTA, associazione che offre consulenza legale gratuita ai papà divorziati, con il supporto dell’avvocato Maria Rosaria Bruno

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fiera dei papà programma

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Silvia Lombardo è nata nel 1978 a Roma da madre trasteverina e padre siracusano. Dopo una breve pausa in una città mostruosamente più a misura d’uomo come Torino, vive tuttoggi nella Capitale dove si aggira, minacciosa, con carrozzina e passeggino dall’agosto 2016. Diplomata alla Scuola Holden di Torino, si è occupata di cultura e spettacolo per alcune agenzie giornalistiche, ha scritto e realizzato un film a costo zero sul precariato dal titolo “La ballata dei precari” e pubblicato “La ballata dei precari – Guida di sopravvivenza per trentenni” (Miraggi Edizioni, 2011). Fra le altre cose ha fatto la giornalista, l’addetta stampa e l’insegnante di multimedialità per le scuole elementari e i licei. Ha collaborato con la Bel-Ami Edizioni, il Circolo Letterario Bel-Ami, Millionaire, Donne Sul Web, Rai e è stata una blogger de L’Unità. Ha insegnato sceneggiatura e da 12 anni studia il fenomeno della musica scritta nei campi di concentramento, sul quale ha scritto un documentario, uno spettacolo realizzato all’Auditorium Parco della Musica nel gennaio 2015 (con, tra gli altri, Ute Lemper e Marco Baliani) e, la cosa più bella, una lezione concerto per portare questa musica fra i ragazzi delle scuole medie e superiori. Nonostante nessuno avrebbe scommesso una lira sulla suddetta come mamma, il soggetto si dimostra pieno di buona volontà. E menomale perché Diana non dorme, non vuole parlare, non vuole camminare e non rinuncia al latte materno neanche con le cannonate. Quando il gioco si fa duro, non resta che inforcare fascia e passeggino e andare in giro per la città. Prima o poi una delle due dovrà pur dormire…