bty

tana_logo.jpgTANA LIBRI PER TUTTI
Via Damiano Macaluso, 17 (Marconi)
https://www.facebook.com/tanalibripertutti/
http://www.tanalibripertutti.it/

Per raccontarvi Tana Libri per Tutti, ho deciso di cominciare dalla fine, dal momento cioè in cui, dopo il laboratorio dei piccolissimi, mi sono messa a chiacchierare con le due proprietarie, madre e figlia, entrambe educatrici di grande esperienza e, voglio proprio usare questo termine, talento!

“Noi siamo più munariane che montessoriane” mi dice la madre, spiegandomi il significato di questo approccio e illustrandomi l’assortimenti di libri di Munari presenti in negozio, come mia risposta alla voglia di portare a casa qualcosa che mi permetta di ampliare il repertorio di giochi e esperienze casalinghe con mia figlia. Tira fuori un vero e proprio piccolo gioiello di una casa editrice che adoro, la Corraini: “Laboratori tattili”. Mi spiega molte cose su questo illuminato, e non ancora superato designer, che si dedicò molto all’esperienza tattile, visiva, narrativa dei più piccoli.

Mi viene spiegata l’importanza dell’esperienza del tatto nei bambini piccoli (e non solo). E in effetti, ci penso, le mie memorie d’infanzia, le prime soprattutto, sono custodite dai miei polpastrelli: il muro a buccia d’arancia della casa al mare, la carta da parati anni 70 con le bolle convesse di carta che amavo schiacciare con le piccole dita, il muro di quarzo della scuola dove sono cresciuta (dove, da brava peste, grattuggiavo il pongo), il velluto dei vestiti delle feste e, più lontane ancora, il Titti di gomma a cui mordevo i grossi morbidi piedi tondi, il mio primo sonaglino di spugna al centro del quale, 30 anni dopo, ho ritrovato immediatamente una campanella cucita all’interno, perché le mani, il tatto, hanno memoria.

E quindi, per tornare al momento del nostro ingresso in libreria, non stupisce che sopra uno degli scaffali capeggi un cartello con scritto “Vietato non toccare”.  Scaffali fornitissimi e con una selezione di libri studiata con cura e suddivisa in modo da guidare anche il cliente più inesperto verso il libro giusto. 

Il pannello sensoriale
Il pannello sensoriale

Diana, appena entrata, è subito a suo agio (leggasi: non mi ha più filata di striscio per almeno 20 minuti, e queste sono quelle poche volte nelle quali penso che forse non sto facendo un lavoro così “accio”). Si è precipitata verso quella creatura mitologica, metà legno metà meraviglie quotidiane di ogni tipo, che va sotto il nome di pannello sensoriale. Non se ne vedono di frequente – fortuna che ci sono le librerie! – e sono mesi che medito di fargliene fare uno, specie ora che ho visto quanto le è piaciuto.

Il negozio è così suddiviso: all’entrata libri e giochi, oltre la cassa, invece, l’area dove i bambini fanno i laboratori. Il pannello è qui, anzi i pannelli: uno pieno di bottoni, spazzole, forme in silicone, catenacci, ruote e l’altro con tastiere, telefonini, telecomandi e tasti da schiacciare. Al centro di questa parte di sala, nel momento dei laboratori, tavolini a misura di piccolissimi, pronti ad accogliere i loro esperimenti (con tanto di vecchio telefono a disco, oggetto del mistero per i bimbi di oggi).

E ieri c’erano 8 bambini, fra i 18 e i 36 mesi, che per un’ora hanno seguito tutto, sperimentato tanto, riso e cantato come matti. Il laboratorio dei piccolissimi, che si tiene circa due volte la settimana, stimola davvero tutti i sensi dei bambini.

In una sola ora ci siamo gustati cinque letture animate (ma forse erano di più) –  tre erano i libri preferiti di Diana “Io vado”, “Piccolo Blu e Piccolo Giallo” e “Posso guardare nel tuo pannolino?” – tante canzoncine – di cui i piccoli habitué conoscevano mosse e parole, perché qui chi viene una volta torna – esperienze tattili (con i ricci e i cubetti di ghiaccio in plastica, le pinze e i cartoni delle uova) e pittoriche.

Le nostre due educatrici sono due vere incantatrici e recitano, raccontano, cantano, ballano e tengono altissima la curiosità e l’attenzione dei bambini. Inutile dire che ho già prenotato il prossimo appuntamento e, se volete farlo anche voi, cercate di farlo con almeno 1-2 settimane di anticipo, perché i posti vanno a ruba e per un buono svolgimento degli incontri non vengono mai prese più di 8-10 prenotazioni.

Noi genitori, seduti comodamente nelle retrovie, ci siamo goduti lo spettacolo senza interferire, ma pronti in caso di richiesta del piccolo (indovinate? Ho allattato pure qua).

Non è finita: le due libraie-educatrici-incantatrici creano anche un ottimo feeling con i genitori, tant’è che organizzano periodicamente interessanti incontri rivolti a loro e gestiti da psicologi e personale esperto. Il prossimo appuntamento è per il 17 aprile 2018 con un incontro sulla resilienza.

Per completare la descrizione, oltre alla libreria super-ragionata, ci sono tantissimi giochi educativi e di qualità: puzzle, timbri per bambini, anche molto piccoli, bambole adatte anche alla prima infanzia, giocattoli per quando i piccoli cominciano a camminare, peluches della Lilliputiens, strumenti musicali per la prima infanzia, doudou e carillon per neonati e molto altro ancora.

I prezzi dei laboratori sono davvero ottimi, la prenotazione obbligatoria. Un piccolo gioiello per i bambini di tutte le età, una grande risorsa per i nostri piccolissimi.

ps. Il libro di Munari, mammamia, che bomba! Da non lasciarselo scappare.

Articolo precedenteKetumbar, il family brunch a Testaccio: buffet bio e creativo e spazio ai piccolissimi accompagnati
Articolo successivoParco Primo Sport 0246, per bambini da 0 a 6 anni a Roma – Flaminio
Silvia Lombardo è nata nel 1978 a Roma da madre trasteverina e padre siracusano. Dopo una breve pausa in una città mostruosamente più a misura d’uomo come Torino, vive tuttoggi nella Capitale dove si aggira, minacciosa, con carrozzina e passeggino dall’agosto 2016. Diplomata alla Scuola Holden di Torino, si è occupata di cultura e spettacolo per alcune agenzie giornalistiche, ha scritto e realizzato un film a costo zero sul precariato dal titolo “La ballata dei precari” e pubblicato “La ballata dei precari – Guida di sopravvivenza per trentenni” (Miraggi Edizioni, 2011). Fra le altre cose ha fatto la giornalista, l’addetta stampa e l’insegnante di multimedialità per le scuole elementari e i licei. Ha collaborato con la Bel-Ami Edizioni, il Circolo Letterario Bel-Ami, Millionaire, Donne Sul Web, Rai e è stata una blogger de L’Unità. Ha insegnato sceneggiatura e da 12 anni studia il fenomeno della musica scritta nei campi di concentramento, sul quale ha scritto un documentario, uno spettacolo realizzato all’Auditorium Parco della Musica nel gennaio 2015 (con, tra gli altri, Ute Lemper e Marco Baliani) e, la cosa più bella, una lezione concerto per portare questa musica fra i ragazzi delle scuole medie e superiori. Nonostante nessuno avrebbe scommesso una lira sulla suddetta come mamma, il soggetto si dimostra pieno di buona volontà. E menomale perché Diana non dorme, non vuole parlare, non vuole camminare e non rinuncia al latte materno neanche con le cannonate. Quando il gioco si fa duro, non resta che inforcare fascia e passeggino e andare in giro per la città. Prima o poi una delle due dovrà pur dormire…