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Didattica a distanza: così non può funzionare

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Silvia Lombardohttps://roma03.it/chi-siamo/
Silvia Lombardo è nata nel 1978 a Roma da madre trasteverina e padre siracusano. Dopo una breve pausa in una città mostruosamente più a misura d’uomo come Torino, vive tuttoggi nella Capitale dove si aggira minacciosa con sua figlia Diana dal 2016. Diplomata in Narratologia e Storytelling alla Scuola Holden, ha fatto la giornalista, scritto libri, cortometraggi, documentari, lavorato nell’editoria, collaborato con la Rai. Della sua infanzia ricorda soprattutto i quattro alberi di Natale che faceva ogni anno con mamma e le sessioni di danza acrobatica in salotto, su musiche di Glenn Miller, con papà. Convinta, quindi, che la famiglia sia una cosa molto divertente, ha deciso di scrivere un blog per il divertimento di tutte le famiglie!

A causa della quarantena legata alla diffusione del Coronavirus, la scuola ha dovuto ripensare programmi e modalità di studio, mettendo in atto quella che comunemente chiamiamo “didattica a distanza”. Finora questo nuovo metodo si è rivelato molto limitato: per essere sfruttate al massimo, infatti, le nuove tecnologie non possono essere utilizzate come un’estensione anomala del vecchio approccio.

Il Covid-19 ha segnato una rottura con il passato: c’è un futuro tutto da costruire sotto molteplici aspetti.

E quello della scuola è uno di questi aspetti.

In queste settimane le nostre scuole stanno lavorando per garantire ai propri studenti una continuità didattica. L’eccezionalità del fenomeno Coronavirus ha messo in luce tre problemi sostanziali.

  1. Il primo riguarda le disuguaglianze sociali ed economiche tra la popolazione, e quindi tra gli studenti;
  2. il secondo riguarda le competenze e l’approccio all’insegnamento che non trovano riscontro nel digitale;
  3. il terzo problema riguarda il nostro ritardo, rispetto ai principali Paesi occidentali, nell’utilizzo delle tecnologie digitali nel contesto scolastico. 

Tutto questo ci ha portato a essere impreparati a gestire l’emergenza.

Fermo restando che la didattica in presenza è fondamentale per la crescita sociale, culturale e psicologica dei bambini, la Dottoressa Maria Grazia Maniscalco, Psicologa dello Sviluppo e dell’Educazione specializzata nei Disturbi del Neurosviluppo, ci spiega perché quella a distanza, messa in atto in questi mesi, abbia fallito e in che modo si possano utilizzare le nuove tecnologie per creare, invece, una scuola più moderna e inclusiva. 

Maria Grazia Maniscalco
Psicologa dello Sviluppo e dell’Educazione
specializzata nei Disturbi del Neurosviluppo
Pagina Facebook

Bambini didattica a distanza con il computer

La didattica a distanza, realizzata in maniera sbagliata, può aumentare le disuguaglianze

Salvo eccezioni, è chiaro che la didattica a distanza, così come concepita in questo momento, non solo non può funzionare, ma rischia di esacerbare le disuguaglianze (non solo sociali ma anche culturali, tra nativi digitali e immigrati digitali) e compromettere seriamente la salute psicologica di studenti, insegnanti e genitori

Le difficoltà che si stanno sperimentando in questi giorni non devono però farci perdere di vista l’enorme potenziale che possono avere le tecnologie digitali in materia di apprendimento scolastico, non solo perché i nostri bambini e ragazzi sono «nati» in un mondo già popolato di tecnologie, ma anche perché queste possono aiutare gli insegnanti a promuovere un contesto di apprendimento significativo, motivante e inclusivo. 

Bambini didattica a distanza con il computer

Un nuovo approccio all’insegnamento: dal modello verticale a quello orizzontale

Quello che non sta funzionando davvero della didattica a distanza di questi giorni è l’approccio all’insegnamento: non posso insegnare online esattamente come insegno in presenza.

Se l’approccio è modellato sulla trasmissione verticale del sapere, dall’insegnante all’allievo, dalla cattedra ai banchi, posso anche usare video e applicazioni accattivanti, ma la tendenza sarà sempre quella: insegnerò attraverso il video, invierò materiale di approfondimento e di esercitazione esattamente come accade nel corso di una lezione frontale, a scuola.

La tecnologia digitale, invece, necessita di un modello
di trasmissione orizzontale,
in cui il sapere si costruisce insieme, grazie alla partecipazione di tutti.

Gli insegnanti che in questo momento stanno sperimentando questo tipo di didattica ci sono e sono molto soddisfatti, così come gli studenti che non si ritrovano subissati di video-lezioni da imparare a memoria, ma creano prodotti (anche in piccoli gruppi) che evidenziano altre abilità, oltre a quelle mnemoniche. Sono insegnanti che già prima dell’emergenza adottavano questo approccio, concependo la classe come una comunità di ricerca, anche senza l’ausilio del computer. 

Bambini didattica a distanza con il computer

L’uso delle nuove tecnologie deve puntare sulla partecipazione attiva

Questo per dire, dunque, che l’uso delle tecnologie per la mediazione dell’insegnamento e dell’apprendimento non può certo essere improvvisato e deve richiamarsi a un approccio didattico caratterizzato da tre aspetti principali:

1. la partecipazione attiva dello studente, che apprende attraverso la ricerca e la scoperta. Gli studenti di oggi fanno fatica ad accettare le lezioni di cattedra. Desiderano creare, utilizzare gli strumenti del loro tempo, confrontarsi, esprimere idee e opinioni;

2. le tipologie di attività, che devono basarsi sulla soluzione di problemi reali e che favoriscono lo sviluppo di competenze spendibili per il futuro;

3. la collaborazione tra gli studenti, l’idea di una classe che lavora in maniera sinergica per costruire conoscenze. 

L’uso del digitale può favorire anche la collaborazione tra i docenti che possono agevolmente condividere materiali ed esperienze, accelerando la produzione di idee e riflessioni, diventando essi stessi un gruppo di ricerca.

Bambini didattica a distanza con il computer

Il digitale può aiutare a superare e accettare la diversità

Per non parlare dell’importanza che il digitale può avere nel rispondere adeguatamente ai bisogni educativi speciali degli studenti, di raggiungere i diversi stili di apprendimento, aiutando il gruppo classe a condividere e accettare la diversità, dare la possibilità a chi si assenta da scuola, o è impossibilitato a parteciparvi fisicamente, di accedere al lavoro scolastico in ogni momento. 

Occorre trasformare questa esperienza negativa in una nuova opportunità, anche facendo leva sulla grande capacità di adattamento che la scuola e i nostri studenti stanno dimostrando in questo momento. Dobbiamo ripensare la scuola in un’ottica innovativa, dove il computer non viene confinato in classi-laboratorio ma diviene parte integrante di una didattica partecipativa, un artefatto culturale come lo è il libro o la calcolatrice.

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