Bambini paura di uscire

Con l’avvento della nuova #Fase2 alcuni bambini stanno mostrando molta reticenza a uscire di casa per paura del Coronavirus naturalmente, ma non solo. Impariamo a conoscere e riconoscere i loro timori per aiutarli e supportarli. 

I nostri bambini hanno sperimentato in questi mesi un forte senso di disorientamento. Il loro mondo relazionale si è improvvisamente ridimensionato, gli spazi di vita ridotti.


Maria Grazia Maniscalco psicologaNon hanno più potuto giocare con i compagni di scuola, correre al parco, festeggiare il compleanno con gli amici. Improvvisamente tutto attorno a loro è cambiato. Le famiglie hanno dovuto riorganizzare la loro quotidianità, dividersi faticosamente tra il lavoro e i figli a tempo pieno. 
Abbiamo quindi chiesto alla Dottoressa Maria Grazia Maniscalco, Psicologa dello Sviluppo e dell’Educazione specializzata nei Disturbi del Neurosviluppo di aiutarci a capire l’atteggiamento dei nostri figli, a conoscere e riconoscere le loro paure, per cercare di supportarli al meglio in questo ennesimo momento di grande transizione. 

Maria Grazia Maniscalco
Psicologa dello Sviluppo e dell’Educazione
specializzata nei Disturbi del Neurosviluppo 

Bambini paura di uscire

#Fase2: la casa come luogo sicuro

Il passaggio dalla #Fase1 alla #Fase2 dell’emergenza segna un momento di transizione che rimette in discussione gli equilibri fino a questo momento raggiunti. Finalmente ai bambini è concessa la possibilità di poter godere di ore di sole, passeggiare e stare all’aria aperta, purché accompagnati da un adulto e in sicurezza.
Il modo in cui i bambini affronteranno questo ennesimo cambiamento dipenderà in larga parte da come hanno vissuto questi giorni di isolamento forzato.
Sicuramente i genitori hanno dovuto spiegare i motivi di questa rottura con il mondo esterno, con gli affetti più prossimi, identificando la casa come il posto più sicuro per evitare di contrarre il virus. Questo, sicuramente, incide sulla volontà dei bambini, ad esempio, di uscire di casa.

Bambini e autismo

#Fase2: l’ennesima novità spaventa 

Oltre al timore di ammalarsi, si rimettono in discussione le abitudini costruite in questi mesi, e sappiamo quanto possa essere stato faticoso per loro adattarsi a questa situazione. L’inserimento di questo elemento di novità inevitabilmente viene vissuto con ansia e preoccupazione. Occorrerà, anche in questa nuova fase, offrire ai propri figli prospettive di fiducia, rassicurarli e concedere loro del tempo per ri-abituarsi.

#Fase2: cosa fare per aiutare i bambini

Non bisogna in alcun modo forzarli, ma spiegare loro che è normale avere paura e che non ci si ammala se si prendono le dovute precauzioni, che bisogna avere fiducia nei medici.
Può essere utile raccontare di sé, di come ci si organizza quando si va fuori a fare la spesa, ad esempio; di quando si era bambini e si è avuto paura in determinate circostanze. I bambini si sentono rassicurati dai racconti dei grandi e trovano conforto nel sapere che si possono vincere le paure.
Il vissuto dei bambini dipende da come i genitori gestiscono il proprio vissuto: più grande è il loro turbamento maggiore sarà la probabilità che anche i bambini siano turbati.

 bambini paura di uscire

#Fase2: sostegno e incoraggiamento sono le parole d’ordine

Il sostegno che i genitori forniscono ai figli nei momenti di difficoltà è forse il fattore protettivo più importante. Sono diversi, infatti, gli studi che dimostrano come un atteggiamento affettuoso e incoraggiante da parte dei genitori abbia tutta una serie di effetti benefici sui figli. L’emergenza sta creando disoccupazione e problemi economici per molte famiglie, un ulteriore fattore di stress che può provocare nei genitori cambiamenti di umore, conflitti coniugali che possono influire negativamente sulla relazione con i propri figli. Per quanto difficile e comprensibile possa essere, è importante che i genitori riescano a mantenere la calma, a prendersi cura dei propri figli in maniera costante, mantenendo uno stile educativo autorevole e non autoritario, punitivo o di rifiuto. Bisogna ricordare che questa situazione non è facile neppure per loro, e soprattutto chiedere aiuto se pensiamo di non potercela fare. Noi psicologi siamo disponibili a rispondere ai bisogni delle famiglie in qualunque momento.

L’evento in sé non è il fattore scatenante di un disagio psicologico, ma una conseguenza a situazioni familiari già a rischio,
dove la qualità dei rapporti e la natura delle pratiche educative è fortemente disfunzionale. Questo spiega perché bambini diversi reagiscano in maniera diversa pur avendo vissuto la stessa esperienza.