#fase2 Passeggiata bambini copertina

Grazie all’ultimo DPCM, con le dovute precauzioni, da lunedì 4 maggio i genitori possono uscire per fare attività motoria con i propri figli. Ovvero, abbiamo finalmente il via libera alla cosiddetta “passeggiata”.
Ma sarà tutto oro quello che luccica?

Già mi vedo a leggere quest’articolo e a dire: “Certo che a queste mamme non va bene proprio niente! Ora ce l’hanno con il governo perché ha autorizzato la passeggiata”. Pare, infatti, che istintivamente si prendano le difese di chi viene attaccato. In psicologia questo comportamento ha un nome che chiaramente non ricordo, ma che mi riservo di ricontrollare al più presto, per poterlo utilizzare quando rincontreremo gli amici e si parlerà di questo lockdown (quando rincontreremo gli amici???).

A proposito di lockdown. Ecco, siamo arrivati alla Fase2. Fase1,5. Fase1,2. Non solo so. Quello che so con certezza è che nella nostra famiglia, rispetto alla Fase1, non è cambiato un granché. Lavoravo da casa, lavoro da casa. Mio marito era in smart working, è in smart working. Ci dovevamo occupare dei bambini h24. Ci occupiamo di loro h24. Erano con noi in clausura. Sono con noi in clausura…. o quasi.

#fase2 passeggiata bambini  

La passeggiata: abbiamo vinto la battaglia, o forse no?

Perché, sì, in effetti, una cosa è cambiata: ora possiamo uscire e fare una passeggiata.

Proprio quello che volevamo noi genitori sin dall’inizio di questa quarantena. Abbiamo inveito contro i cani che potevano uscire e i bambini no; abbiamo inveito contro i runner che potevano svolgere attività motoria e i nostri figli no; abbiamo inveito contro gli anziani che si sgranchivano le gambe e noi no. Se non lo avete fatto, mi tolgo tanto di cappello e avrete la mia stima imperitura.

Se non fosse che questa cosa della passeggiata, a nemmeno due giorni dal via libera, già ci si sta ritorcendo contro.

In che modo? (se ve lo state chiedendo è perché ancora non avete provato…)

Innanzitutto perché fra le “millemila” cose da fare, adesso dobbiamo trovare anche il tempo per la passeggiata.
In un orario consono, ovviamente.
Impresa ardua, visto che fino a una certa ora si lavora e dopo bisogna preparare da mangiare (sia al mattino sia al pomeriggio).
Se non bastasse, il tutto deve poi incastrarsi con il pisolino, i compiti ed eventuali pulizie di casa.

Noi ieri abbiamo fatto il nostro primo timido ingresso nel nuovo mondo, fuori dal portone di casa. La formazione: papà con gnomo di un anno e mezzo in passeggino sulle retrovie e mamma in attacco con pupa di quasi 5 anni in piena crisi euforica.

#fase2 passeggiata bambini

L’euforia di poter stare lontani dalle solite quattro mura

La crisi euforica (che ci sta pure, per carità, dopo due mesi in cui non hai mai nemmeno preso l’ascensore) implica un continuo “parlotticcio” fatto di frasi urlate e chiacchierate senza sosta alla vista di qualsiasi cosa: “Mamma, guarda, una bandiera dell’Italia (praticamente su ogni balcone)”. “Papà guarda, una formica, hai visto io non l’ho schiacciata, la lascio vivere“. “Mammaaaaaa, quella signora sta buttando l’immondizia“. “Papà hai visto? Il nostro ristorante è chiuso, quanto mangerei adesso al nostro ristorante!“. Il nostro ristorante???

Praticamente ogni cosa è degna di interesse e deve essere necessariamente condivisa con il massimo grado di attenzione. Il tutto non facendo minimamente caso a non avvicinarsi alle persone. Quindi il suo “parlotticcio” si mischia con il tuo creando un unico stream of consciousness di “Angelica, spostati. Angelica attenta al signore. Angelica non ti avvicinare, Angelica guarda avanti che sei troppo vicina alle persone“. Alla fine desisti, sapendo che la partita è già persa.

#fase2 passeggiata bambini

Nel mentre ti cade l’occhio sul piccolo. Stranamente silenzioso. Sguardo smarrito, occhi allucinati e mani aggrappate alla copertura del passeggino come se davanti a lui si fosse palesato un piatto di broccoli lessi sconditi (che poi Davide si mangia pure quelli, ma è un caso a parte). E invece, probabilmente, ha solo paura di tutte quelle persone che indossano la mascherina, compresa te. “Amore mio, tutto bene?“. “Mammaaaaaaaaaa“. Pianto.

Alcune cose sono sempre uguali, altre no: le merenda al tempo delle mascherine

Una volta consolato, riporti l’orecchio al “parlotticcio” che ora si è trasformato in un “Mamma ho sete, mamma hai portato da bere?“. In un attimo senti il vento nei capelli e le luci dei riflettori che baciano la tua pelle ormai spenta e avvizzita dopo due mesi di quarantena: già ti vedi premiata come la migliore madre dell’anno nel concorso “Migliore madre dell’anno“, fra le migliori madri dell’anno. Proprio tu che, persino in tempi non sospetti, sei stata soprannonimata “lamammachenessunovorrebbeavere“. Tu – dicevamo – proprio tu, infatti, hai pensato all’acqua per lui, all’acqua per lei e persino a due cracker per la merenda itinerante.

#fase2 passeggiata bambini

Eh già, perché in teoria non ci si può nemmeno fermare a consumarla la merenda: i capanelli di gente (i famosi assembramenti) sono vietati. Allora via allo snack poco salutare, ma utile in situazioni di emergenza. Senza considerare che, essendo la prima volta fuori, non sai nemmeno se i tuoi bar preferiti sono già aperti (sono aperti, solo che devi comprare e uscire; anche il caffè in tazza viene servito con il bicchierino da asporto).

Comunque, superato l’ostacolo acqua, pensi che finalmente potrai goderti la passeggiata con quello che una volta era un uomo che amava (o forse già fingeva…) camminare con te parlando del più e del meno, di passioni, hobby e fantasie e adesso tira dritto sperando di non dover fare conversazione pur di godersi un po’ di quel dolce silenzio che nessuno in casa conosce più (cosa che gli invidi, perché al posto suo – cioè se fossi quella che spinge il passeggino con il piccolo che ancora parla poco – faresti le stessa cosa). Ma ovviamente sbagliavi.

Mamma fa caldo, tolgo il giacchetto, tieni“. “Mamma adesso però c’è un po’ di vento, me lo ripassi per piacere?“. “Mamma ho fatto 5 passi e sto sudando, tolgo il giacchetto, lo tieni tu?“. Ricordate Verdone: “E allungaje ‘e gambe, e ripiegaje ‘e gambe, aristendije ‘e gambe, aritiraje ‘e gambe, aricoprije ‘e gambe“?

#fase2 passeggiata bambini

E se incontriamo l’amichetta?

E mentre sei lì a chiederti come ti sia saltato in mente di uscire, si palesa il mostro dell’ultimo quadro: l’amichetta di scuola che vi saluta da lontano.

“Mamma c’è XXXXXXX!”. D’istinto allunghi il braccio perché sai che la gazzella partirà alla volta di XXXXXX correndo come Bolt ai tempi d’oro, ma essendo appunto l’erede di Mennea, la piccola è già troppo lontana anche solo per sentirti urlare: “Nooooooo aspetta!!!!!!”. Seguono baci e abbracci a profusione e tu senti la sconfitta scorrerti nelle vene. Mentre l’uomo che amava passeggiare con te fino a 5 anni fa, commenta: “Che facciamo ci fidiamo e le lasciamo abbracciarsi?”. Beh, considerando che già si stanno raccontando l’ultimo giorno di quarantena e sono partite dal primo, probabilmente la fase dei convenevoli si è conclusa da un pezzo. Alzi gli occhi e vedi (o forse li immagini? noooo li vedi proprio!) gli sguardi di disapprovazione delle persone che hanno assistito alla scena: “I bambini non possono giocare insieme! Non lo sapete?“. 

E tu vorresti scappare in Australia – per un attimo ti senti meglio solo a pensarci – ma poi ti ricordi che è letteralmente andata in fumo. Quindi, Game Over.

#fase2 passeggiata bambini

Il paradosso: se non esci, ti senti in colpa

Sulla via di casa una puntatina alla nuova Disneyland dei bambini, “L’edicola”, è d’obbligo. Un giochino, dopotutto, se lo meritano, dopo due mesi in casa. Mossa azzardata perché per tutto il ritorno devi ripetere a entrambi senza soluzione di continuità: “Attenzione non lo fate cadere, non lo fate cadere, no per piacere, Davide non lo buttare per terra! Non lo fate cadere“.

E allora ti domandi: ma chi me lo ha fatto fare? 
Che bello, mamma, domani usciamo di nuovo vero?”.
Certo, amore, tanto in questi giorni non abbiamo niente da fare! 
E poi, ci mancherebbe, altrimenti la mamma si sente pure in colpa!

#fase2 passeggiata bambini