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La quarantena dei piccolissimi: “Non sono un Parmigiano”

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Silvia Lombardohttps://roma03.it/chi-siamo/
Silvia Lombardo è nata nel 1978 a Roma da madre trasteverina e padre siracusano. Dopo una breve pausa in una città mostruosamente più a misura d’uomo come Torino, vive tuttoggi nella Capitale dove si aggira minacciosa con sua figlia Diana dal 2016. Diplomata in Narratologia e Storytelling alla Scuola Holden, ha fatto la giornalista, scritto libri, cortometraggi, documentari, lavorato nell’editoria, collaborato con la Rai. Della sua infanzia ricorda soprattutto i quattro alberi di Natale che faceva ogni anno con mamma e le sessioni di danza acrobatica in salotto, su musiche di Glenn Miller, con papà. Convinta, quindi, che la famiglia sia una cosa molto divertente, ha deciso di scrivere un blog per il divertimento di tutte le famiglie!

Cosa staranno pensando i nostri bambini più piccoli in questi giorni di clausura? E cosa penseranno ora che usciranno anche solo per una passeggiata e rivedranno parenti e amici, ora che il mondo è cambiato di nuovo? Ce lo racconta Enea nel suo corto “Non sono un Parmigiano”.

Ieri sono uscita per la prima volta con mio figlio dopo due mesi per l’ultimo richiamo del vaccino. Davide, un anno e quattro mesi di morbidezza e simpatia. Davide che ride con tutti, ama le persone e manda baci anche agli sconosciuti. Di solito.

Ma ieri, no. Ieri era diverso.

Se ne stava seduto nel passeggino tutto rannicchiato; quando ci siamo fermati in farmacia è scoppiato a piangere; fissava tutti con aria guardinga. E’ stato seduto quasi 20 minuti in braccio a me nell’ambulatorio senza muoversi. Proprio lui che in braccio resiste al massimo 20 secondi prima di catapultarsi per terra per correre a perlustrare tutto. Non per niente lo abbiamo soprannominato #Attilanontetemo.

Bambini quarantena pianto

Bambini piccoli e clausura: quel mondo che non è più come lo conoscevano

Ma qualcosa è cambiato. Ovviamente ci sta che dopo due mesi fosse frastornato: il fatto, però, è che sembrava proprio terrorizzato.
E lì mi è arrivata, come un pugno in faccia, la consapevolezza che per i piccolissimi il mondo, oggi, può apparire davvero spaventoso.
E questo perché non c’è un modo per spiegare veramente a un bimbo, soprattutto di un anno o due, che tutte quelle persone che portano le mascherine lo fanno per proteggere proprio lui (e chi come lui non può indossarle) dal Coronavirus. Non c’è un modo per fargli accettare che bisogna stare lontani. Che in molti rispondono ai suoi sorrisi, ma lui non può vederli. Che gli altri bimbi vogliono giocare con lui, ma non possono farlo. 

Bambini piccoli: quanti cambiamenti della loro routine

Ho immaginato cosa potesse passargli per la testa, cosa potesse pensare di tutto quello che vedeva e che non vede più, di tutti questi cambiamenti repentini in un senso e nell’altro.

E mi è venuto in mente Enea. Enea è un dolcissimo cucciolo di due anni e mezzo che nel corto “Non sono un Parmigiano“, girato dalla sua mamma, la regista Gemma Iuliano, racconta la quarantena di un “bimbo piccolo piccolo” a casa con i genitori.

Bambini e quarantena enea e gemma

Racconta dell’amichetta Bianca che gli manca molto e della mamma che non può lavorare perché il suo settore è fermo:

Sono una regista. Forse dovrei dire “ero”, vista la situazione – spiega Gemma – Mi manca il mio lavoro. Mi è sempre mancato quando era poco, ne ho sempre gioito quando era tanto. Perché mi piace, mi è sempre piaciuto. Mi manca l’odore di pagina bianca al mattino quando arrivavo sul set e i brief con i miei compagni di viaggio; il caffè e l’adrenalina; la fretta e la contemplazione.

Senza il mio lavoro sento che manca la voce ai miei pensieri, ma in questo vuoto, ho sentito un silenzio ancora più forte, quello di un bimbo di due anni e mezzo che, se pur istruito a sufficienza sulle motivazioni dell’isolamento a cui ci siamo sottoposti, è rimasto incastrato con il cuore e con la mente al suo ultimo giorno al parco. Troppo grande per restare indifferente, troppo piccolo per capire il perché di tutto questo“. 

Bambini piccoli: grandi abbastanza per essere dimenticati

Bimbi che vivono nel presente perché il tempo non sanno bene cosa sia. Un presente completamente diverso rispetto a quello a cui erano abituati e che continuerà a cambiare sotto i loro occhi. Proprio loro, così necessariamente aggrappati alla routine, costretti ad adattarsi alle “regole” pensate per i grandi. Loro, lui “Grande abbastanza per essere dimenticato, cucciolo, ma di uomo, quindi non autorizzato a scorrazzare all’aria aperta“. 

Nonostante ciò loro cercano sempre il risvolto positivo. Come fa Enea che sa di non poter disturbare il papà mentre lavora, ma adora condividere con lui la merenda: “Questo tempo, così angusto, ma così pieno di mamma e papà – continua Gemma – sarà ricordato da lui come il più bello di tutta la sua vita. Che paura, vero?”.

Sì, può fare paura. In realtà fa paura tutto, anche il ritorno alla normalità. Ma di una cosa siamo certi, i bimbi non sono soli. Ci siamo noi che li amiamo più della nostra vita e cerchiamo in tutti i modi di rassicurarli, tenendoli per mano e guardando avanti. Noi siamo la loro guida e la loro voce. “Non sono un Parmigiano è la voce di un bambino e di tutti i bambini del mondo, affinché sappiano che qualcuno da qualche parte sta pensando anche a loro. ‘Dimenticata’, prima come lavoratrice nello spettacolo, poi come neomamma, ho automaticamente pensato a tutti quelli che in questo momento si stanno sentendo ‘invisibili’. Questo corto vuole essere la mia voce per loro.

E quindi, sì, Enea, non sei un Parmigiano: non solo perché la tua mamma non ama che la tua età venga dichiarata in mesi, ma anche perché voi bambini non dovete essere lasciati da una parte a maturare. Siete stati, siete e sarete sempre il centro del mondo, il suo vero e unico futuro.

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