5 maggio 2017 28esima settimana di gravidanza: visita di controllo a Roma con ecografia. La dottoressa dice: “vostro figlio ha il corpo di 24 settimane e la testa di 29”.

E io: “E quindi?”.

“No, nulla può anche essere costituzione… comunque ti consiglio di andare in farmacia e provare la pressione”.

Io e mio marito Pietro, un po’ straniti, andiamo in farmacia e la dottoressa mi prova la pressione: 160 su 100. Chiamo la ginecologa e mi dice di riprovarla anche nei giorni successi e se non si fosse abbassata di richiamarla per la cura.

Con mio marito partiamo per un weekend a Siena. Il proprietario del casolare è medico e mi prova la pressione per i successivi due giorni. Sempre abbastanza stabile. Ma capisco che qualcosa non sta andando.

Torniamo a Roma domenica sera e andiamo a dormire. La notte inizio a respirare male.

È l’8 maggio sono a 28+3. Mi sveglio alle 6 e sono gonfia, tanto, troppo gonfia. Decidiamo di chiamare il mio ginecologo di riferimento a Milano, quello che in questa gravidanza mi ha fatto dei controlli quando andavo a trovare i miei genitori.

Gli descrivo i sintomi e mi dice: “Prendi il primo treno e sali immediatamente che ti voglio qui. Prova la pressione e corri qui a Milano”.

Preparo uno zaino con due slip per me e Pietro… Tanto un paio di giorni e torniamo a Roma!

Inizia la nostra avventura

Arriviamo alla stazione di Roma Tiburtina e andiamo in farmacia. Chiedo alla dottoressa di provarmi la pressione perché, nel caso fosse stata anomala, avrei dovuto chiamare il ginecologo. Mi prova la pressione, mi guarda e mi dice: “Signora chiami subito il dottore, ha 190 su 110”. La dottoressa è gentilissima, mi dà la pastiglia per abbassare subito la pressione e il Valium per il viaggio. Viaggio serena, senza immaginare assolutamente cosa sarebbe successo, giocando addirittura a Candy Crash con mio marito che dormiva accanto a me!

I miei genitori vengono a prendermi e mamma mi dice: “ti sei portata una camicia da notte per l’ospedale?”. Sempre esagerate le mamme! Mica devono ricoverarmi (lei, previdente, me l’ha presa!).

Arriviamo all’ospedale Niguarda di Milano dove lavora il mio dottore. Mi fa un esame dell’urina per vedere la percentuale di proteine: PREECLAMPSIA GRAVE. Ho 3.5 e il valore massimo è 2.9.

La preeclampsia è una malattia genetica, che viene solo nelle donne in gravidanza e causa un mal funzionamento della placenta che non trasmette bene cibo e ossigeno al bambino e dà alla donna pressione alta, dolori di stomaco, vista offuscata e convulsioni.

Il dottor Costa mi dice: “Silvia, sappi che non uscirai da qui senza aver partorito. La notizia buona è che Edoardo nonostante sia di 24 settimane (come grandezza e peso) non è ancora in sofferenza, quindi portiamo avanti la gravidanza il più possibile: ogni giorno in più è un giorno guadagnato per lui”.

Catetere.

Flebo.

Cortisone per aprire i polmoni a Edo.

La fortuna è che nonostante avesse la grandezza di un bimbo di 24 settimane la crescita ossea e polmonare è di uno di 29.

9 maggio: notte tremenda, mal di testa forti causati dalle pastiglie che mi danno.

I ricordi sono offuscati e mi sembra di aver passato lì tantissimi giorni. Sono in una sala di osservazione intensiva del pronto soccorso che chiamano acquario per le enormi vetrate! Una sala dove sono monitorata da una macchina per la pressione che ogni 30 minuti parte in automatico.

Durante la giornata sto un po’ meglio e martedì in serata mi portano in reparto (sempre e comunque con monitoraggi fissi miei e di Edoardo, catetere e flebo).

10 maggio sera tardi: inizio ad avere fitte forti allo stomaco.

Chiamo le infermiere e dico che non sto bene, mi misurano la pressione. Molto alta nonostante le terapie.

La situazione è critica. Mi riportano in osservazione intensiva.

Dopo qualche ora, non so quanto, mi mettono la mascherina dell’ossigeno.

All’inizio fastidiosissima… poi non posso più farne a meno e se la tolgo non respiro in maniera autonoma. Devo concentrarmi e impegnarmi a respirare.

11 maggio: 5.30 del mattino arriva il medico di turno e mi dice: “la dobbiamo far partorire:. Aspettiamo che arrivi il suo dottore”. Eh sì, perché l’unica cura della Preecleampsia è il parto e io avevo ormai acqua nei polmoni e non respiravo da sola. Alle 5.50 chiamo Pietro per avvisarlo e mi dice. “siamo già qui, io e i tuoi genitori”.

Arriva il mio dottore e mi spostano in sala operatoria.

Anestesia locale e iniziano. Prima di sdraiarmi abbraccio il mio dottore e gli dico: “sono nelle tue mani”.

Sento rimescolarmi tutta! Il dottore mi spiega che ho un fibroma che, con il suo peso, ha ruotato l’utero e non riesce a fare il taglio classico. Mi farà un taglio longitudinale.

Ore 6.43 nasce EDOARDO.

Danno Edoardo alla dottoressa della terapia intensiva. La conosco, è una mia amica di infanzia ma non sapevo lavorasse lì e la fortuna ha voluto che ci fosse lei. Prende Edoardo lo rianima, lo avvolge in una coperta, gli mette il suo cappello giallo e me lo porta: “Silvia, lui è il tuo piccolo”, me lo avvicina alla guancia e poi scappa perché lo devono intubare.

750 gr di forza: il mio guerriero.

Sto molto male e non vedo Edoardo fino a sabato pomeriggio quando prego il dottore di portarmi da lui. Il dottore prende una sedia a rotelle: con estrema fatica mi siedo e vado in TIN accompagnata dallo stesso dottore che poco prima cercava di convincermi che fosse troppo presto per alzarmi e vederlo. Effettivamente vederlo intubato con quella luce blu che mette in evidenza tutte le vene è un colpo! Ma lui già si muove, piange. Si fa sentire insomma!

Edoardo ha 3 giorni critici e poi si stabilizza. Fortunatamente non ha grandi complicanze nei giorni successivi.

Ma non sai mai cosa può succedere quando sono così piccoli e poco formati. Un giorno può stare bene e dopo un’ora avere un crollo per infezioni o crisi respiratorie.

Le mie giornate per due mesi sono così.

Alle 13 arrivo in ospedale, mangia, tiro il latte (ogni 3-4 ore con costanza perché prenda solo il mio latte) e sto al fianco all’incubatrice fino a circa le 19-20. Il reparto è aperto h24 e ogni tanto mi fermo anche la sera…

Dopo una settimana iniziamo la marsupio-terapia, così possiamo tirarlo fuori dall’incubatrice sempre intubato e metterlo sul mio petto. 2,3,4,5 ore. Lo tengo fino a quando non mi scappa la pipì e non riesco più a stare lì sdraiata con lui!

La prima volta che me lo mettono sul petto Edoardo apre un occhietto, mi guarda per qualche minuto… e poi si addormenta. E ci facciamo lunghe dormite insieme (come anche ora del resto!). E stiamo bene e il suo respiro si regolarizza. Gli effetti benefici della marsupio-terapia, del resto, sono comprovati. Più sta con me e meglio sta!

E mio marito? La mia forza il mio pilastro. Non so, se senza di lui, riuscirei a reggere. Arriva tutti i venerdì sera da Roma, così il sabato e la domenica può fare lui la marsupio-terapia con Edo! E riparte il lunedì mattina. Lui c’è sempre. I primi giorni mi aiuta, mi pettina i capelli, mi lava, sta con me tutto il giorno fino a sera… Non potrò mai ringraziarlo abbastanza per quello che ha fatto.

 

E finalmente arriva anche il giorno in cui festeggiamo il kilo! Quello dell’uscita dall’incubatrice e il primo bagnetto! Festeggiamo quando inizia a prendere il biberon riuscendo a respirare…eh sì, perché così piccoli non hanno la suzione automatica. Festeggiamo quando gli tolgono l’aria che lo aiuta a respirare! Un po’ meno quando decidono che arrivato il momento di togliere il saturimetro che indica eventuali cali respiratori o  della pressione… lì più che dalla gioia vengo presa dall’ansia! Ma mi devo abituare, devo solo imparare a capire se qualcosa non va guardando Edo in faccia!

 

14 luglio: usciamo dall’ospedale, Edo pesa 2200 gr.

65 giorni dopo… neanche così tanti vista la prematurità!

Il 27 luglio sarebbe stato il giorno presunto di nascita: festeggiamo. Ma lui è nato l’11 maggio e all’ultima visita di controllo del cosiddetto follow-up dei prematuri, il neurochirurgo mi dice: “Suo figlio ha una sola data di nascita, l’11 maggio. Ha raggiunto e superato in tutto la sua età anagrafica quindi non parliamo più di età anagrafica e di età corretta. Complimenti a Edoardo e a anche a voi genitori”. Parole emozionanti per noi.

Oggi piangiamo e sorridiamo alle sue prime parole (ovviamente “papà”!), ai suoi primi passi e a qualsiasi traguardo che Edo raggiunge, consapevoli che per lui e per noi, è sempre qualcosa di più.

Quella che abbiamo vissuto e continuiamo a vivere è un’avventura molto forte ma vedere lui crescere e stare bene, dà forza a me e al papà: è andato e andrà tutto benissimo, ma sempre senza dirlo.

E alla TIN dell’ospedale Niguarda , un’eccellenza nel mondo, dobbiamo il nostro grazie per le attenzioni e la bravura.

Mamma mi fai una foto?!