bing, flop e i cartoni giapponesi anni 70

Tutti i bambini sotto i 5 anni sono pazzi per Bing, il piccolo coniglietto nero protagonista della serie animata di successo lanciata in Italia da RaiYoyo. E tutti i genitori dei bambini sotto i 5 anni si chiedono “Ma chi è Flop?”, “Dove sono i genitori di Bing?”, “Il povero Bing è orfano?”. Cari Genitori, mica vi sarete dimenticati un’infanzia a base di cartoni giapponesi pieni di orfani? Il tutto nell’attesa di una rubrica seria che tratterà il tema dei cartoni prescolari. Ma lo farà una specialista, la serietà nun m’appartiene…

Flop.

Chi è Flop?

Flop è LA domanda che tormenta i genitori dei bambini nella fascia 0-3 anni. Flop è il pupazzo vivo che fa da tutore a Bing, un coniglietto nero in età da scuola dell’infanzia che vive in un villaggio dove tutti i piccini non hanno genitori, ma sacchi de juta antropomorfi che camminano appresso a loro e devono sta pure attenti a non pestalli perché, in media, so’ 70 cm più bassi de un regazzino dell’asilo.

Panico fra i genitori.

Chi cacchio è Flop? Dove stanno i genitori di Bing? È orfano? Ripeto, panico. La rete è piena di articoli che si interrogano su chi cacchio è ‘sto Flop e da dove sbuca fuori (tra l’altro, diciamolo, Bing è in assoluto uno dei migliori cartoni prescolari in giro al momento: spiega cose come la morte con una semplicita che levate proprio).

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Mo, tutti sti genitori so’ così tanto più giovani di me? Non ci credo.

Io nacqui nell’oramai lontano 1978. Ve li ricordate i cartoni prescolari di quando eravamo ragazzini noi? Ah, no? Non ve li ricordate?

E te credo! All’epoca nostra i prescolari non c’erano.

I cartoni animati degli anni ’70 e ’80… allegria, portami via!

All’epoca nostra su una tv che aveva a di’ tanto 6 canali e pesava come un frigorifero a du’ ante a 1 anno come a 10 vedevi Lady Oscar, Dolce Remì, Ciobin.

Lo sceneggiatore di anime giapponesi ha un problema nella gestione del personaggio genitoriale perché, mediamente, erano tutti orfani di almeno un genitore.

Loro, i figli, già sopravvissuti a traumi e catastrofi, erano spesso in emottisi, sputavano sangue che era un piacere e io ancora me ricordo che ogni volta che me soffiavo il naso guardavo con terrore nel fazzoletto perché pensavo de mori’ de tisi come Lady Oscar (che anzi, no! Tisi non mi avrai: prima me faccio spara’, tiè!) o come qualche fidanzato de Candy Candy (sicuro uno de quelli pure sputava sangue, ma nun me ricordo chi. O era quello de Georgie. O entrambi).

Poi dici che uno diventa ipocondriaco a sei anni.

Eccoli i nostri prescolari. Ecco a voi le madri di tutte le fobie che c’avete oggi.

Non è sempre colpa delle mamme, mannaggia a Freud, è colpa degli sceneggiatori!

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Quella massa rosa sono io mascherata da Jem e le Holograms

IL TERRORE DE RESTA’ ORFANI O DE PERDE PEZZI VARI DELLA FAMIGLIA

Ciobin era una palla verde piastrella d’ospedale con la madre gnocca che vedeva tipo proiezione sul cielo – gliel’avevano rapita – e veniva inseguito da pipistrelli monoculi.

“Là sui monti con Annette”: Annette c’aveva il fratello che si era azzoppato cadendo in un burrone. Ed era pure colpa de lei, se non ricordo male, o comunque tutti davano la colpa a lei che, strigni strigni, è la stessa cosa.

Il padre di Aika, protagonista di Hello Spank, era disperso in mare. Sandybell partiva bene con la madre morta, ma poi spiazzava la concorrenza grazie a una provvidenziale morte improvvisa del padre. Io c’avevo il medaglione di Lulù, angelo fra i fiori, pure lei orfana.

Dolce Remì era tratto dal romanzo Senza Famiglia. Dal titolo si capisce proprio che è un libro per l’infanzia, Piccolo Blu e Piccolo Giallo scanzate proprio. Belle e Sebastien, madre fatta secca al momento del parto nella storia originaria del romanzo, graziata dai giapponesi: la signora è viva, nomade, e ha dovuto abbandonare il figlio. Tranquilli, il padre è morto.

DONNE CHE NON SANNO FARSI AMARE

Candy Candy, la madre di tutte le relazioni demmerda delle quarantenni di oggi, è orfana, se innamora sempre de quello sbagliato. Sventa suicidi fra nobildonne – cornute a causa sua – e invece de un cane c’ha un procione che, è risaputo, portano pure malattie.

ER MEJO C’HA LA ROGNA. ANZI, I CANINI

La cosa più sana, a mio avviso, era Bem, il mostro umano, che almeno te voleva creà dichiaratamente dei traumi. Ma a quel punto arrivava mia zia che spegneva il televisore. Se avesse letto il manga originale de Giorgie avrebbe dato foco a tutte le edicole de Roma.

LA PAURA DE NON ESSE DAVERO PARTE DELLA FAMIGLIA

Poi c’era Georgie, una bellissima bambina coi riccioli biondi la cui madre, durante un temporale, era morta sotto a un albero fracico cascato per il vento e la pioggia. Aveva parcheggiato la macchina in Prati, me sa.

Insomma, un uomo dal cuore buono prende la neonata e la porta a casa e impone alla moglie di crescerla come figlia loro. Ma è una scienza esatta: le persone dal cuore buono se sposano sempre con delle grosse merde.

Quando lui muore, la vedova comincia a tratta’ la pora Georgie come ‘na pezza da piedi, ma a momenti alterni (doveva ave’ letto qualche manuale de psicologia e capito che fa molti più danni il comportamento ambivalente che i carci ar culo tutti i giorni). Un po’ pure perché rosica perché lei è un cesso a pedale e Georgie più cresce, più è gnocca.

Mia madre (io inside)

Ed eravamo allora in tanti a chiederci, “Sarò figlio loro?”. Ogni tanto guardavo mi’ madre, praticamente la sorella figa de Brigitte Bardot, e pensavo “Posso esse io fija a questa? Voi vede’ che so’ la fija della signora Minù, morta spiaccicata sotto a un pioppo?”. Sulla somiglianza con mio padre, purtroppo, manco i manga me potrebero fa’ ave’ dei dubbi.

…PER AVERE PIU’ MALIZIA E SINTOMATICO MISTERO

Parafrasando Battiato – profanatrice! – nun se sa perché nella maggior parte dei cartoni giapponesi arrivava sempre quel momento. La camicia si impiglia, il bottone salta, la maglietta se strappa, insomma: partiva la tetta! De Lady Oscar o de Georgie, c’era sempre il momento rivelatore “La donna c’ha le tette”… ma va? Seguono bambini cinquenni sbavanti.

IL TERORE DE ANNA’ PE’ STRACCI

Poi c’era Lovely Sara che alle prime puntate dicevi, Anvedi questa è bella e c’ha pure i soldi. Tac. Papà schiatta e lei finisce a pulì i cessi del collegio dove prima faceva la signora, a gratta le croste de formaggio pe’ magna’ mentre la sua nemica giurata, una burina rifatta piena de sordi, je fa strappa’ dalla capoccia il cerchietto de perle dalla direttrice. Le perle se staccano e rotolano per terra e tutte le volte, nella sigla, te dovevi risorbi’ sta scena strappacore.

CHI SUCCESSO VUOLE AVERE UN PO’ DEVE CREPARE

E poi ci stava “Il grande sogno di Maya”, “Mimì e la nazionale di pallavolo”, “Mila e Shiro”, “Holly e Benji”. Chi voleva fa l’attrice, chi voleva diventare un grande sportivo ma insomma la media era che se volevi ave successo te dovevi prenota’ una settimana al mese una stanza al CTO – Centro Traumatologico.

Maya voleva fa’ l’attrice e aveva come musa incoraggiante un’insegnante spietata e sfregiata da un faro de scena che j’era caracollato in faccia. Mimì e Mila per fa un bagher era una frattura ogni volta e stavolta niente tisi ma sputavano sangue a forza di pallonate in faccia e su Holly e Benji ogni tanto qualcuno finiva stampato con la fronte su un palo.

Jenny la tennista, se la ricordano i più vecchi, c’aveva una allegra sigletta pre-cristinadavena che diceva “Per la legge del fil di ferro, si svita il collo si stacca la testa”. Pure lei torturata dall’allenatore, giocava contro tal Madama Butterfly che andava a gioca’ a tennis conciata che Moira Orfei in confronto è un’icona della moda casual.

A ‘sto punto, La Tana delle Tigri tutta ‘a vita. Almeno era dichiarato:
“Che fate qui?”
“Se gonfiamo come le zampogne a Natale”
“Ah, perfetto. Quanto viene l’iscrizione?”

Come tutto ciò distrusse la mia psiche di bambina quasi treenne

Tutto questo, nell’inverno 1981, culminò nel seguente aneddoto con il quale vengo presa per il culo da quasi quarant’anni:

Padre rientra a casa.
Io ho due anni e mezzo.
Mi trova in lacrime di fronte a Candy Candy.
“Piccolina di papà, che ti è successo?”
Io piango a grossi boati.
“Buhahahahah, buhahahahah… a me non mi è morto nessuno”
Seguono scongiuri de papà non riferibili.

…….

L’altro giorno ho chiesto a Diana:
“Amore, ma Flop chi è?”
Lei, con grande tranquillità:
“È la mamma di Bing”
Già perché alla fine la mamma chi è? Quella che ti sta attaccata come una cozza, ti nutre, ti coccola, ti culla, ti insegna.
In un colpo solo fatti secchi teorie gender, questioni sulle famiglie omo e mono gentioriali, fobie, dubbi, terrore dell’abbandono.

Set, match, partita.